Creatività e innovazione esplorando Leonardo Da Vinci

La creatività e innovazione esplorando Leonardo Da Vinci

Cosa dobbiamo esplorare?

Cosa possiamo esplorare?

Cosa vogliamo esplorare?

San Tommaso d’Aquino risponderebbe “adaequatio rei et intellectus”, la cosa e l’intelletto corrispondono di per sé naturalmente, a meno di falsificazioni volute. Ossia la realtà sta di casa nella mente del soggetto conoscente, non è qualcosa di alieno o di totalmente estraneo a essa: è la struttura dell’esperienza soggettiva. Se noi diciamo A, vuol dire che la nostra concettualizzazione A è ben costruita.

Ma è possibile dire con certezza che A è A? Potrebbe essere un po’più di A?

Ci stiamo facendo domande e stiamo anche imparando qualcosa.

Ma ha a che fare con la creatività? E con la generazione di idee?

Quando impariamo qualcosa generiamo prima ipotesi, che poi verifichiamo alla luce delle occorrenze specifiche che incontriamo, ossia facciamo delle supposizioni che controlliamo osservando attentamente gli esempi rintracciabili nella realtà. Per esempio, se il concetto in fase d’acquisizione è quello di “mela”, posso subito apprendere che alcune mele sono di un colore e altre di uno differente. L’imparare diventa qui un processo più passivo che attivo. Siamo comunque in una fase esplorativa: l’apprendere è come una forma particolare di generazione e in seguito di “verifica delle ipotesi”. Quando invece pensiamo il processo cambia, infatti il pensiero è una riflessione generativa, cioè un ragionamento che muove da X a Y.

Pensare non è naturale. Tutto ciò che è naturale è istintivo, perciò stereotipato. Noi abbiamo due forme di pensiero: di primo livello e di secondo livello. Il pensiero di primo livello è un pensiero semplice che riflette la cosa così com’è e ne prende atto. Esso richiede un’attenta osservazione, bisogna assicurarsi che lo sguardo sia puro e che non ci siano diaframmi discorsivi, i quali potrebbero alterare i contorni della cosa. Tale tipo di pensiero è solo riflessione, rispecchiamento adeguato nella propria mente. Leonardo utilizzava questo pensiero quando guardava i fenomeni e voleva controllare il rapporto tra sorgente della luce e schermo, regolare la trasmissione continua e “naturale” della luce. Osservando attentamente si affina poi il processo di comprensione, inizia lo studio del fenomeno, la messa a fuoco, si arriva a una destinazione a cui qualcuno è giunto prima. Il pensiero è riflessione identificativa.

Il pensiero di secondo livello è, invece, un pensiero esplorativo, una forma più complessa, più importante e più alta. Occorrono tre fattori: la volontà di pensare, la perseveranza nel raggiungere risultati e la voglia di cercare alternative e possibilità.

Bisogna riuscire ad andare oltre, non arrivare semplicemente al punto stabilito. Non a caso, sempre più spesso, si sente dire che prima di imparare ad apprendere bisogna imparare a disimparare. Normalmente il pensiero più autentico si forma quando è autonomo, ossia quando non siamo guidati nella riflessione e nella direzione, una condizione che ci obbliga ad assumerci la responsabilità di ogni mossa. Pertanto, il pensiero vero è maturo e la riflessione da identificativa diventa esplorativa.

 

Creatività Esplorativa

Creatività Esplorativa di Leonardo Da Vinci

Siamo ormai nei primi anni del Cinquecento, nel salone del palazzo della Signoria Leonardo e Michelangelo dipingono in gara due “storie” di guerra (la battaglia di Anghiari). Il tema della disputa è il movimento, di tipo cosmico ed esplorativo per Leonardo, che dalla natura si comunica agli uomini, li coinvolge, suscita le loro passioni, che sono come turbini e tempeste; di tipo eroico per Michelangelo, che non soltanto si estende allo spazio, ma lo coinvolge, lo implica nella forza del gesto.

Sono esempi di creatività esplorativa.

Leadership esplorare la creatività

Brainstorming con Leonardo Da Vinci

La creatività esplorativa dà più spessore e ricchezza di significato alle

storie che creiamo. Per essere creativi ed esploratori occorre pensare produttivamente (si veda al riguardo Benessere e Cambiamento di G.C. Manzoni, L. De Martin, presente in questa collana), ossia essere in grado di ristrutturare mentalmente l’informazione in una nuova maniera, non serve tanto, basta studiare e focalizzare il contenuto.

Occorre una nuova forma di apprendimento.

Apprendere è una realtà costante nella vita di tutti, mentre studiare è una condizione riservata solo ad alcuni.